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L’occhio del dio Horus. Se il vaccino funziona dipende anche da noi

Vedere un’immagine non è una diagnosi anche se anche se può essere indicativo. Certo, nella storia della medicina il potere dello sguardo è sempre stato riconosciuto costitutivo dello sguardo medico.

Per gli antichi egizi il dio Horus della medicina era rappresentato con un Occhio e questo Occhio è diventato la R che scriviamo in cima a tutte le ricette (anche se può essere la R di recipe,  prendi dal latino, il geroglifico dell’occhio è identico)

Uno sguardo che permetteva di fare le diagnosi 

Anticamente lo sguardo si posava sulla superficie del corpo: il colore della pelle, la sclera degli occhi, i pomelli rossi... poi si è cominciato a guardare dentro il corpo. E' stato necessario cominciare a aprire i cadaveri e cercare la corrispondenza dei sintomi esterni con una lesione interna ben visibile.

 Cosi è "nata" la polmonite per esempio: quando ai sintomi febbre, tosse, difficoltà a respirare, sudorazione si è trovata una immagine precisa nel polmone, non si leggeva più sul corpo esterno, le lesioni che si confermavano all’apertura dei cadaveri. 

Siamo nell’ottocento: l’apertura dei cadaveri permette di confermare quello che poteva essere visto o percepito all’esterno con un quadro che vien chiamato da allora anatomopatologico.

Guardando poi ancora più dentro con microscopio, con la microscopia elettronica si può anche trovare il virus, il batterio, le molecole… le citochine, i TnF i macrofagi, che sono un po’ delle cellule con compito di spazzino.

Mi ricordo che per riconoscerli quando ero giovane apprendista ricercatrice al Mario Negri davo da mangiare ai macrofagi un po’ di particelle di carbone, i macrofagi la mangiavano, spazzavano tutti i detriti  e apparivano al microscopio con tanti puntini neri come se avessero preso una varicella a pois neri. E così potevo riconoscerli.

Ora,  vedere le lesioni non tiene conto però che siamo fatti di tempo oltre che di spazio. I cinesi facevano attenzione alla velocità del polso e dei battiti del cuore, il tipo di polso, cioè di ampiezze e di frequenze del flusso di sangue, conoscevano ore precise per mettere gli aghi.

Ippocrate chiedeva quando comparivano i sintomi, dava delle ore precise per assumere i farmaci e persino le stagioni andavano prese in conto. L’oscillazione, il rapporto tra quelle che allora venivano chiamati elementi (con nomi filosofici come aria, acqua, fuoco, terra …) rinviavano ad un’idea di corpo come rapporto, come armonia e non solo come uno spazio rimisurabile e visibile.

Perché nel polmone si crei quella determinata lesione che chiamiamo polmonite e che vediamo alla radiografia, meglio alla risonanza, meglio al microscopio, quella lesione che vediamo nel cadavere o nelle biopsie, insomma perché nel polmone si crei quella determinata polmonite occorre che nella persona reale si sia prodotto qualcosa nel tempo, un fenomeno nel tempo, una coincidenza di tempi che ha permesso al virus o al batterio o all’ agente tossico di incontrarsi con un sistema immunitario in una certa fase, con delle cellule in una certa fase e cosi scatenare una risposta coordinata fra tutte le altre cellule, a partire dall’intestino, il famoso microbiota -cioè i batteri che abitano l’intestino e che controllano la risposta immunitaria- agli organi deputati a produrre le cellule che fabbricano una risposta immunitaria: milza, linfonodi, midollo devono tutti aver cooperato alla produzione di una risposta che ha permesso la polmonite.

E se vi dicessi che la milza, i linfonodi che producono e organizzano le cellule che ci difendono da virus e batteri sono sotto controllo del sistema nervoso? Che sanno se siamo felici oppure no? E che hanno ritmi in fase con il sonno?

E se vi dicessi che le cellule che ci devono difendere dai batteri e che pattugliano il sangue hanno un ritmo giornaliero, cioè a delle ore sono più attive che in altre?

Un esempio, Un esperimento

Il vaccino dell’influenza è stato somministrato a due gruppi di studenti in medicina in perfetta buona salute e di ottimo umore, un gruppo è andato a casa e un gruppo è rimasto in laboratorio ma è stato impedito loro di dormire per tutta la notte poi sono andati a casa. Immaginiamo che abbiano tranquillamente recuperato il sonno perduto. 

Testati a distanza, il gruppo che aveva potuto dormire la prima notte dopo la somministrazione del vaccino aveva sviluppato come previsto gli anticorpi contro l’influenza cioè il vaccino è risultato utile.

Il secondo gruppo che non ha dormito la notte seguente alla vaccinazion,e non le ha prodotti: il vaccino è stato inutile.

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